Invisum III. Manouche

Paola abbraccia il suo strumento, le sue dita indolenti si inarcano sulle corde. Re la sol. Le note sbucano del suo contrabbasso, risuonano nel locale di prova, uno studio qualunque dedicato al jazz. Strumenti in ogni angolo. Immagini di jazzisti famosi, stars dell’improvvisazione, poster di concerti mitici, annunci vari su tutte le pareti. Microfoni per registrare la sessione. Odore di sudore, di sigaretta, di creatività nell’atmosfera.

E musica. Minor Swing. IL brano del Quintette du Hot Club de France.

Paola solleva il suo viso concentrato verso gli altri. La mano destra di Matteo è diventata sfocata sulla sua chitarra. All’immagine del suo idolo, Django, le note del suo assolo sbocciano nell’aria, riprendendo gli accordi minori della melodia. La sua velocità ipnotica fa tremare le mura, una fatalità ineffabile che porta il peso dell’Europa degli anni trenta. Un pezzo scelto nel momento giusto: l’insicurezza attuale rifletta quella di una volta. L’accompagnamento di Flo, il secondo chitarrista si fa più insistente, più veloce. La batteria di Jake segna i controtempi, sostenuto dagli accordi di Max che prepara il violino per riprendere la voce principale.

Improvvisamente, Max riversa la sua anima nelle nello swing. L’arco scricchiola sulle corde, le note volano nel locale. Ghost notes, glissandi, arpeggi rutilanti, corde di cristallo. Il violinista corre in pianure di luce. Al di là.

Ma la fatalità della musica lo fa tornare. Dopo l’assolo, il finale. Chorus. Il violino e il primo chitarrista intonano la melodia semplice che serve da grido di battaglia. Re fa laaa. Sol si♭ ree. Dopo queste divagazioni, fa bene di ritrovarsi nella semplicità. Il brano finisce con una nota acuta. Oh yeah!

La band non ha il tempo di riprendere fiato che già comincia il prossimo brano. You’d better go now. Stella di Django Reinhard e Stéphane Grappelli.

Matteo suona le prime note, l’introduzione vola via. Max compisce l’inizio del tema. Do re mi sool fa. Il raggio di melodia colpisce Paola, il contrabbasso inciampa durante una misura. Sole. Paola ripensa alle parole della madre. Le ha rimuginate tanto negli ultimi giorni. In questo mondo che sta cambiando …

Adesso non sarebbe già più possibile la cena al ristorante di una settimana fa. Le vie sono travolte da un ambiente cambiato. Tra paura, panico ed ansia. Sono sempre le stesse strade, ma non gli stessi uomini. Le regole sono dappertutto, la diffidenza regna sul vento. Nella band, non sanno bene se potranno continuare a vedersi, a suonare, a stare insieme ancora a lungo. I giorni sono contati. Ecco perché ne approfittano per scatenarsi nel jazz manouche. Uno stile tra fiducia, gioia e malinconia.

Max ha finito la prima parte, la melodia lenta svanisce e lascia il suo posto a uno swing leggero e allegro. Jake sfiora la sua batteria per marcare tutti i tempi della misura, Matteo sgrana qualche accordo qua e la per rispondere agli arpeggi del violino. Paola gratta le corde del suo contrabbasso con lenta vivacità.

Finalmente, Matteo suona le ultime note, una cascata di perle irrompe sul quintetto. La musica finisce con una lunga nota del violino. Un fa tenuto da solo, senza accompagnamento, senza fioriture, facendo marameo al destino attuale. Un lume nella nebbia interna.

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