Invisum V. Voci nel silenzio

Paola sta camminando sul lungolago. Non ne poteva più di essere tappata in casa, aveva bisogno d’aria e di spazio. Allora ha indossato la sua giacca a vento, ha messo i suoi auricolari blu sulle sue orecchie ed è uscita. Dopo il primo colpo di vento sulla sua pelle, ha preso il suo telefonino e ha selezionato il brano adatto. Wagner, l’Ouverture di Tannhäuser.

Nel lontano sorge il sole. La melodia di un corno. Lenta. Tranquilla. Malinconica. Retta da altri strumenti a fiato. La melodia del coro dei pellegrini. 

Oggi, il tempo è incerto. I raggi di sole giocano con le nuvole. Pioggia e luce. Sul lago si estendono diversi tipi di blu: avio, azzurro, acciaio. E il tutto è percorso da un vento tranquillo che solleva i capelli ma non inzuppa i vestiti.

Entrano i violoncelli. Poi gli altri archi. È un tema più drammatico. Che si risolve con una luce fuggevole.

Gli archi iniziano un movimento di crome continue. I violini si divertono con arpeggi discendenti. Ma il più importante: il tema principale suonato dal corno accompagnato dagli ottoni. Solenne.

Condizioni che stimolano la coscienza. Passeggiando, ripensa ai cambiamenti delle ultime settimane. Da fine marzo, non può più lavorare. Hanno smesso di vedersi con la sua band e tutti i concerti sono svaniti nel nulla. Già che non era facile prima …

Continua a suonare ma non è facile di trovare la motivazione quando non si ha una meta da raggiungere, uno scopo ben definito.

Inoltre, non può vedere nessuno. I suoi amici si trovano anche loro “in confinamento” E non vuole vedere sua mamma anche se non è nella categoria “a rischio”. Nonostante Gianna dica che tutta questa psicosi generale non le frega niente, Paola non vuole correre rischi.

Per fortuna, la musica la aiuta a sopravvivere. C’è sempre stata e ci sarà sempre.

Drammaticità che si dissolve in un piano misterioso. I violoncelli fanno un ponte verso il sole. Il corno fa sentire di nuovo la sua voce serena. Nobiltà.

Tutta l’orchestra scorre come un fiume allegro. Trilli. Ambiente giocoso. Gocce d’acqua che perlano da una cascata. Rapide come serpenti acquatici.

Dalla direzione opposta arriva un uomo vestito in modo banale, giacca blu e jeans scuri. Persa nella sua meditazione musicale, Paola non sente le sue parole. L’uomo si ferma e la fissa, pare volere dire qualche cosa. Infastidita, Paola mette la musica in pausa, toglie i suoi auricolari e esamina l’impiccione a sua volta. Lo riconosce a malincuore: è il suo vicino di casa.

̶ Ciao Paola. Come stai? Anche tu in confinamento?

Paola sospira e alza gli occhi al cielo. Ancora questa domanda. Qual’è lo scopo? La gente non capisce che siamo tutti nella stessa quarantena? E che l’unica cosa che vogliamo e appunto di non doverne parlare? Paola taglia corto.

̶ Ciao Luca. Bene grazie. Si come tutti. Adesso pero scusa, devo proprio andare.

E rimette i suoi auricolari per riprendere il suo vagabondaggio.

La musica si fa più intensa. I violini intonano un tema gioioso, splendido, intenso, più veloce. Movimenti segreti filano sotto la melodia dei violini.

Lentamente, Paola lascia dietro di sé la sua cittadina e si spinge in una zona più selvatica del lungolago. Le palazzine lasciano il posto agli alberi e l’asfalto a un sentiero di terra.

Calma. Sopra il fondo di note acute dei violini, canta il clarinetto con il suo calore naturale. Gli archi lo accompagnano con volute sonore.

Paola si ferma e si siede su una pietra di fronte all’acqua. Dietro il lago, la montagna maestosa.

I violoncelli interrompono il clarinetto. Guastafeste. Grandiosi. Torna il fiume. Ma più selvatico. Appare di nuovo il tema gioioso e giocoso di prima. Si termina con la melodia dolce del clarinetto e arpeggi degli archi. I violini occupano tutto lo spazio sonoro.

In questo posto tralasciato dal mondo, Paola crolla. Il suo viso, prima liscio, lascia apparire i suoi tormenti. La maschera cade. Una lacrima scivola sulla sua guancia. Seguono altre lacrime, singhiozzi silenziosi e spalle tremolanti.

Non ne può più di questa solitudine. È da sola da giorni, da settimane. Quando chiama i suoi amici, non si permette di fare vedere la sua sofferenza. E nei momenti amari come questo, non c’è mai nessuno per aiutarla. Ma c’è qualcuno in questo mondo? Su questa terra?

Cascate di violini che scendono negli inferni. Dalle tenebre emerge di nuovo il corno. Scortato da queste discese infernali, riporta la luce. Un pellegrinaggio vertiginoso.

Dopo qualche minuto, la fonte di tristezza si inaridisce. Le sue spalle si rilassano e i suoi occhi riprendono il loro colore chiaro, tra acqua e foresta.

Un contrasto chiaroscuro. Verso un apoteosi finale. Verso il sole che ci strapiomba. Verso le voci che non ci sono. Verso una speranza che non si può mai toccare. Ma che scalda gli occhi di tutti quelli che la riguardano.

Nei momenti più difficili, l’arte è una panacea. Catarsi! Rifletto del dolore degli altri.

Basta una musica per sconfiggere il silenzio.

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